Benvenuti nell’anno del Turismo Sostenibile!

Benvenuti nell’anno del Turismo Sostenibile!

Il concetto di sostenibilità ormai si sente dappertutto e, a dire la verità, ci esce dalle orecchie: i giornali parlano di sostenibilità, così come la tv, i libri, i supermercati e internet. Ormai non ci fidiamo granché e se dovessi dare spazio allo scetticismo, probabilmente direi che molti di quelli che si riempiono la bocca di sostenibilità, lo fanno con finalità di marketing, perché per molti versi fa figo dire che il tuo prodotto è sostenibile e alza anche il suo valore di mercato. Non voglio, però, che lo scetticismo offuschi una realtà concreta: sempre più persone prendono coscienza del fatto che le attività umane, così come sono, stanno esaurendo le risorse del pianeta.

Sostenibilità in poche semplici parole:
capacità di mantenere qualcosa ad un livello costante nel tempo

Un sacco di cose possono essere sostenibili: l’energia, l’agricoltura, l’allevamento, lo sviluppo economico, l’architettura ed anche il turismo. Il concetto di turismo sostenibile risale agli anni novanta (1995, per l’esattezza, con la Carta di Lanzarote), anni in cui un sacco di attività cominciavano ad avere il loro manifesto sostenibile, visto che ci eravamo accorti che stavamo distruggendo tutto. Se qualcuno pensa che il turismo sia un’industria “pulita”, si sbaglia di grosso. Il turismo fatto male inquina, rovina ecosistemi e può anche peggiorare la qualità della vita delle persone coinvolte. Il turismo sostenibile nasce come modello opposto al turismo distruttivo, di massa, così come la Carta ci spiega. In breve, i firmatari di questo documento (imprenditori, ONG e organizzazioni varie) ci dicono che il turismo deve essere:

  • ecologicamente sostenibile nel lungo periodo
  • economicamente conveniente
  • eticamente e socialmente equo nei riguardi delle comunità locali

Il turismo sostenibile si conosce oggi con un sacco di nomi diversi, come ad esempio responsabile, equosolidale ed ecoturismo, i quali presentano approcci leggermente diversi, ma il concetto rimane lo stesso. In Italia, possiamo contare sulla AITR- Associazione Italiana Turismo Responsabile, che si incarica di promuovere il buon turismo nel Bel Paese. Nel 2005, l’associazione definì il concetto di turismo responsabile, che identificarono come la “somma” di tutti gli altri tipi di turismo “alternativo”. Poco importa il nome, basta che sempre più persone riconoscano il potere distruttivo del turismo “tradizionale” (quello irrispettoso, inconsapevole ed invadente) e si attivino per cambiare le cose.

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Che tu sia un ecoturista, un turista responsabile o uno solidale, ti farà piacere sapere che l’ONU ha istituito l’Anno Internazionale del Turismo Sostenibile, che, indovina un po’, è proprio l’anno prossimo, 2017! Per festeggiare l’approssimarsi di questa data importante, mi sono chiesta cosa possiamo fare noi, viaggiatori e vacanzieri, per contribuire al turismo sostenibile. Tanto per cominciare, noi italiani non partiamo benissimo quanto a buone maniere in viaggio. Ho dato un’occhiata a diversi sondaggi degli ultimi dieci anni e il risultato è sempre quello: siamo rumorosi e cafoni. Nel 2008, abbiamo l’onore di figurare al 4^ posto nel mondo per maleducazione nel sondaggio di Expedia, e nel 2013 siamo apparsi al numero 9 della top 10 dei peggiori turisti con queste parole:

“L’Italia dimostra una solida reputazione per l’esportazione di turisti

che sono tra i più maleducati e volgari del mondo” da Business Insider

Nonostante tutto, mi piace pensare che ci sia ancora speranza e che, anche se in minoranza, esistano persone consapevoli e rispettose, desiderose di viaggiare e conoscere senza nuocere ai luoghi che visitano. Cosa possiamo fare, quindi, per praticare un turismo sostenibile che non distrugga gli ecosistemi, che valorizzi la cultura locale, anziché annientarla, e che promuova uno sviluppo economico equo? La mia ricerca mi ha indirizzato su poche e semplici norme, tra le quali, almeno ¾ sono riconducibili alla mera buona educazione:

Partire informati: prima di partire, diamo una letta a guide, blog e riviste per capire meglio dove stiamo andando. Magari ci conviene mettere in valigia un certo tipo di abbigliamento, piuttosto che un altro. Magari eviteremo di lamentarci (del caldo, del freddo, del cibo) se partiamo con le giuste aspettative.

Rispettare l’ambiente: non gettare cartacce, mozziconi e altri rifiuti. Non calpestare aiuole e giardini. Non sprecare acqua ed elettricità. Sembra ovvio, però a volte ci piglia l’atteggiamento: “Ma se lo fanno tutti…” “ Tanto la bolletta qui non la pago io…”

Pernottare in strutture ecosostenibili: c’è un’ampia scelta di hotel, ostelli, casali, etc. che adottano misure green: bassi consumi, energie rinnovabili, pasti a km zero, architettura in armonia con il paesaggio. C’è un blog bellissimo che parla di questi temi: Architettura Ecosostenibile

Non portarsi via un pezzo del paesaggio: tutti vogliamo un souvenir da portare a casa, ma non è un’ottima idea “rubarlo”. Lasciamo lì le colonne greche, i minerali e la sabbia colorata prima che spariscano. Il paesaggio ringrazia.

Rispettare la cultura locale: come visitatori di passaggio, non abbiamo il diritto di giudicare il modo di vestire, di parlare e di mangiare dei locali. E neanche ridicolizzarne le tradizioni  con un abbigliamento fuori luogo o un tono di voce inappropriato, per esempio, in un luogo considerato sacro. A mio parere, il viaggiatore viaggia per apprendere, non per criticare.

Rispettare le persone: siamo spesso tentati di scattare una foto a sconosciuti vestiti in modo tradizionale senza chiedere il permesso. Per non mancar loro di rispetto, abbiamo il dovere di farlo, soprattutto se si tratta di bambini o minori.

Evitare le elemosine, soprattutto ai bambini: in realtà è un tema complicatissimo, ma in generale, se vogliamo fare qualcosa di buono per la comunità, meglio fare una donazione ad un’organizzazione benefica, o ad un ospedale.

Acquistare prodotti locali: meglio comprare souvenir dell’artigianato locale, e mangiare cibi del luogo! Se possibile, scegliamo anche una guida locale. Solo cosi la nostra presenza contribuirà allo sviluppo dell’economia del posto.

Rispettare flora e fauna: informiamoci sulle specie protette e non compriamo o mangiamo nulla fatto con quegli animali o piante. Inoltre, non alimentiamo la fama di show che provocano la morte o lo svilimento degli animali.

Speriamo che il 2017 aiuti a sensibilizzare quelle persone che non seguono queste, o simili, semplici norme, ma anche e soprattutto gli enti locali, affinché pongano dei limiti allo sfruttamento delle risorse del loro popolo. Certo, non basta una ricorrenza per dare un taglio all’urbanizzazione selvaggia, all’inquinamento delle masse e neanche alla fine dello sfruttamento dei locali da parte dell’industria del turismo, ma almeno muoveremo un altro piccolo passo verso un mondo più sostenibile. E, chissà, magari possiamo anche sperare che l’Italia esca dall’ignobile top 10 dei turisti peggiori del mondo. L’ottimismo non muore mai.

panamawelcometopanama.org

Qualcuno si sta chiedendo quali siano le mete preferite del turista etico, equosolidale ed ecologico? Questo lo lasciamo al Corriere della Sera e alla sua gallery 2016 con foto mozzafiato.

 

 

In viaggio verso Cusco? 6 cose che dovresti tenere a mente

In viaggio verso Cusco? 6 cose che dovresti tenere a mente

A Cusco sono stata turista, volontaria, residente e lavoratrice. È con questa prospettiva che oggi mi ritrovo a buttare lì un paio di consigli utili per il vostro viaggio nella città peruviana.

Se state pensando di prendere un aereo per il Sud America, non potete assolutamente lasciarvi sfuggire l’opportunità di visitare la città imperiale. Tra tutte le perle di questo continente, con le sue bellezze naturali e architettoniche, Cusco si distingue per la sua storia, i suoi paesaggi e la vicinanza alla favolose rovine di Machu Picchu. Ci sono infatti centinaia di guide turistiche che vi descriveranno le imperdibili meraviglie che potete trovare in questa regione. A seguire, invece, troverete sei consigli dati da una che a Cusco c’è arrivata senza sapere quasi nulla e che molte cose le ha imparate sbattendoci la faccia. Mi rivolgo ai turisti, a quelli di passaggio, a coloro che vogliono evitare inutili contrattempi e vivere appieno il loro tempo a Cusco:

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  1. Prendetevi tutto il tempo che potete!

Cusco è una città magnifica nella quale potete letteralmente perdervi ammirando l’architettura coloniale, le fondamenta inca degli edifici moderni e le montagne che circondano la pittoresca Plaza de Armas. Purtroppo la maggior parte dei turisti si fermano a dir tanto un giorno prima di abbordare un autobus o un treno per Machu Picchu. Sbagliato! Cusco è una città stupenda e se siete giunti fino a qui cercate almeno di dedicarle l’attenzione che merita.

Addentrandovi nel quartiere bohèmien di San Blas, raggiungerete punti panoramici mozzafiato dai quali potrete ammirare tutta la città, racchiusa nella sua splendida cornice di monti. Ancora più impressionante, il panorama dalle rovine di Sacsayhuaman ed il Cristo Bianco: non esitate a raggiungerli in cima alla collina, nonostante il fiatone! La città offre anche numerosi musei nei quali poter riscoprire la storia di questi luoghi antichi e mistici. Tra tutti, il museo del Coricancha, Tempio del Sole: antico centro spirituale dell’impero incaico ed oggi monastero dominicano. Quando cala la notte, il quartiere nei dintorni di Plaza de Armas prende vita e non vi sarà difficile trovare un bar dove provare il peruvianissimo Pisco Sour e, perché no, prendere una lezione di salsa nelle discoteche del centro. Il momento migliore per assaporare la cucina cusqueña è invece il mezzogiorno, visitando una picantería tradizionale. Vi saranno serviti i veri piatti della tradizione locale  in porzioni assolutamente generose e a prezzi relativamente modici.

La città del Cusco, però, non e l’unica attrazione della zona. La bellezza più seducente e autentica si trova nelle valli che circondano la zona urbana, come il Valle Sagrado. Tutti i giorni, al mattino, partono bus tours che portano i turisti a visitare le meravigliose rovine della valle, situate in luoghi suggestivi, ma facilmente accessibili. Il modo migliore, però, per godersi questi stupendi paesaggi è avventurarsi a piedi sui sentieri che serpeggiano per questa valle. Ogni volta che vado nel Valle rimango a bocca aperta per i colori, che cambiano con le stagioni, i precipizi vertiginosi e la bellezza delle tradizioni locali.

Una picantería? La Cusqueñita

Una passeggiata nel Valle Sagrado? South American Explorers

Un drink? La República del Pisco

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2. Siate turisti responsabili

Il turismo, quindi: l’industria più proficua della zona. A Cusco ci sono un numero indefinibile di hotel, agenzie di viaggio, mercatini di souvenir. Alle facoltà universitarie di turismo e gli istituti professionali dello stesso settore non mancano certo gli studenti. Nonostante ciò, non sarà una sorpresa se vi dico che non tutti traggono beneficio da questa fiorente economia. Vi sembra ingiusto? Ci sono un paio di cose che potete fare al riguardo, ed ecco un esempio: potete comprare i vostri souvenir da negozi certificati Fair Trade, che vendono prodotti artigianali lavorati nelle comunità campesine del Cusco. Di solito hanno una piccola etichetta che vi informerà su come è stato calcolato il prezzo del prodotto (quanto al negozio, quanto al tessitore) e vi offrirà una garanzia sulla qualità e autenticità del vostro acquisto. La maggior parte di questi negozi vendono prodotti realizzati con lana di alpaca e decorati con i simboli della tradizione andina.

Il secondo esempio che vi posso fornire al riguardo sono le agenzie di viaggio. Non tutte rispettano i diritti dei portatori e dei lavoratori più umili, nonché l’ambiente e la vostra sicurezza. Cercate quindi di prenotare i vostri tour con agenzie si dedichino veramente a favorire le zone dove operano.

Un souvenir di lana di alpaca? Q’ente Textile o il negozio di Casa Campesina

Un souvenir un po’ diverso? Mantay

Un tour responsabile? Llama Paths

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3. Andate oltre la cucina gourmet

A Cusco, ci sono un paio di ristoranti veramente di lusso. Piccole porzioni a prezzi allucinanti per palati raffinati in cerca di sapori fusion che esaltino i semplici ingredienti della regione. E va benissimo che ci siano e che continuino a rinnovare l’alta cucina peruviana, che è tra le più rinomate al mondo. Ma se volete provare la cucina locale più autentica, meglio cercare altrove, cominciando dalla strada.

Passeggiando per il centro, attireranno la vostra attenzione dei profumati spiedini, arrostiti su piccole griglie ai lati delle strade. È forse il meglio dello street-food peruviano! Si tratta di anticuchos, originariamente spiedini di cuore di manzo, oggi presenti anche nelle varianti pollo e wurstel. Sono buonissimi, insaporiti con una varietà di spezie nella quali macerano a lungo prima di arrivare alla griglia. Metteteci sopra un po’ ají (una salsa dal colore solitamente verdastro) e poi mi direte se non sono deliziosi.

Il mercato è un’altra fermata obbligatoria, con le sue montagne di frutta e verdura, il vocio dei venditori e, soprattutto, le spremute più gustose che possiate gustare. Per 2 o 3 EUR vi serviranno i succhi di frutta più saporiti che possiate provare, giuro, un litro di pura salute! Per la colazione, invece, buttatevi su quelle bevande di quinua o altri cereali, che servono nei mercati o agli angoli delle strade. Pare siano un concentrato di energia.

E per finire,  il piatto più particolare della zona. Cosi come in tutto il mondo, anche a Cusco ci sono abitudini culinarie che possono sembrarvi a dir poco stravaganti, come il famoso cuy- il porcellino d’india. Capisco che molti di voi non considereranno particolarmente invitante addentare le carni di questo piccolo roditore, tra l’altro servito intero, con testa e dentini, ma questo piatto è un pezzo forte della cucina locale, e che lo crediate o no, è alquanto gustoso!

4. Evitate inutili contrattempi

A Cusco, come nel resto del Peru, è piuttosto comune per gli stranieri prendersi scomode infezioni intestinali (o addirittura parassiti). Vi assicuro che è un inconveniente che volete evitare, soprattutto se le vacanze sono brevi.  Quindi, regola numero uno: bevete solo acqua in bottiglia! Regola numero due: se un ristorante è molto, ma molto economico dubitate e andatevene da un’altra parte. Per esperienza, diffidate soprattutto delle insalate, che potrebbero essere mal lavate, ed assicuratevi che non aggiungano mai acqua alle vostre spremute. Le fonti più comuni di infezioni batteriche sono frutta e verdure mal lavate e l’acqua se non e pura.

I rischi alimentari non finiscono qui, considerando che ho sentito parlare di svariati casi di salmonella, nonché della tenia che si annida nelle carni del maiale. Ma è molto più improbabile, e comunque il consiglio è sempre quello: mangiate in posti dall’aria pulita e ordinata. Se ve li può raccomandare qualcuno è anche meglio. In tutto ciò, c’è una buona notizia: almeno sulle Ande non ci sono zanzare infette e nessun rischio di malaria, febbre gialla o dengue!

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5. Occhio ai prezzi- che non ci sono!

Non vi stupirà leggere che in Perù c’è una certa tendenza a cercare di fregare il turista, proprio come da noi. L’esempio più eclatante sono i prezzi dei taxi, privi di tassametro. Se vi identificano come stranieri, cosa che faranno sicuramente, cercheranno di farvi pagare come minimo il doppio di quello che dovreste, soprattutto se il taxi lo prendete all’aeroporto. Di solito il trucco è negoziare: qualsiasi prezzo vi diano loro, proponetene uno più basso. E per darvi un’idea, un taxi dall’aeroporto al centro costa circa 8 PEN. Se vi fanno pagare 10 va ancora bene. Alcuni turisti pagano 40 PEN per lo stesso tragitto. Non fatevi fregare che poi vi rode e vi rovina la vacanza.

Lo stesso ragionamento vale in tutti i mercati, soprattutto quelli turistici, e nei negozi di souvenir. Non pagate mai il prezzo di partenza: sarà sempre più alto di quello per cui i commercianti saranno disposti a cedere dopo un po’ d’insistenza. Purtroppo non ho nulla da insegnare su questa materia a me tuttora piuttosto ostica, ma vi conviene almeno provarci!

6. Trattatevi bene

Non vi conviene dimenticare che Cusco, pur non essendo un luogo estremo, mette alla prova il vostro fisico. Per cominciare, la maggior parte delle persone tende a soffrire di mal di montagna all’arrivo: si tratta più che altro di stanchezza, spossatezza e mal di testa. L’assenza di ossigeno renderà una rampa di scale una sfida! Di solito passa da sé, bevendo tanta acqua e riposando un po’, ma se proprio volete affidarvi ai rimedi degli antichi, fatevi fare un mate de coca. È un infusione di foglie di coca che funziona un po’ come un caffè, dandovi energia.  Visto l’inconveniente dell’altezza, conviene prendersi le cose con calma:  non sapete come reagirà il vostro fisico. Tra l’altro, l’altezza ha effetti indesiderati anche sulla vostra digestione e sulla vostra capacità di tollerare l’alcol. Un paio di birre a Cusco hanno un altro effetto!

Magari vi sembrerà ovvio che io dica che a Cusco, a tipo 3.400 m s.l.m., il sole picchi, ma picchia sul serio!  C’è un motivo se gli abitanti di Cusco usano quasi sempre un cappello. Le radiazioni sono molto forti e non è assolutamente una buona idea prendere il sole senza protezione. In realtà, ho scoperto a mie spese che non è una buona idea neanche camminare sotto il sole senza protezione: mi sono provocata le ustioni solari peggiori della mia vita, sembrava quasi che mi fossi versata addosso acqua bollente!

E se nonostante tutto vi sentite stanchi e spossati, Cusco offre trattamenti spa e massaggi in ogni dove. Certo, non tutti sono leciti e professionali, ma se trovate quello giusto, vi rimetterà in piedi a prezzi più bassi di quelli che paghereste a casa.

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E per concludere la raccomandazione per eccellenza di tutti i viaggi: MENTE E OCCHI BEN APERTI!

Viaggiare è un’esperienza che insegna, ma solo se sappiamo cogliere l’essenza di ciò che ci circonda. Fermatevi ad osservare un tramonto, ad ascoltare una conversazione in Quechua o a godervi la tipica musica andina suonata e ballata per la strada. Sono cose da portarsi nel cuore.

Questa nuova tendenza del volontariato all’estero

Questa nuova tendenza del volontariato all’estero

Fare il volontario all’estero va di moda e, credetemi, c’è un motivo. Immaginate di poter coniugare un viaggio in posti esotici e un’esperienza che fa curriculum con l’opportunità di fare qualcosa di socialmente utile. Bè, si può fare ed il risultato è il volontariato internazionale. Ma come fare? Ci sono volontariati per tutti i gusti e per tutte le tasche. Mi sono permessa di compilare una piccola giuda che vi aiuterà a capire se il volontariato fa per voi. L’ho riassunta in tre emblematiche domande ed ho fornito alcune utili risposte.

  1. Perché voglio fare volontariato all’estero?

Aspettative e motivazioni sono importantissime. Il volontariato all’estero è un investimento dei vostri soldi e del vostro tempo, che va affrontato con lo spirito giusto. Immagino che sia vostra intenzione sentirvi socialmente utili, ma non pensiate di partire e di cambiare il mondo, o anche solo un paesino, perché non succederà. Quello che farete sarà un piccolissima goccia in un gigantesco oceano, e dovete essere capaci di comprenderlo. È importante quindi che conosciate e condividiate la visione del progetto e dell’organizzazione con cui lavorerete, solo così riuscirete a dare un senso ai vostri sforzi e a sentirvi parte di un disegno del quale siete appassionati.

Fate molta attenzione a quello che vi viene offerto e richiesto dall’organizzazione che vi ospiterà. Ci sono in giro migliaia di opportunità molto diverse l’una dall’altra, non solo per quanto riguarda la “materia” (protezione animali, piuttosto che educazione o medicina), ma anche il tipo di aiuto ed impegno richiesto al volontario. Alcuni richiederanno solo qualche ora al giorno e saranno piuttosto tolleranti; altri, invece, avranno bisogno di voi a tempo pieno e se per negligenza non potrete soddisfare le loro necessità non ci penseranno due volte a dare il “lavoro” a un altro. Quindi cercate di decidere prima se quello che volete è una vacanza socialmente utile, ma comunque una vacanza, o se invece cercate un’esperienza lavorativa intensa (non retribuita). Ce n’è per tutti, ma è meglio non confondere le due cose.

A questo scopo, analizzate anche le vostre motivazioni personali che potrebbero essere tantissime, tipo conoscere un nuovo continente, migliorare una lingua straniera, conoscere gente nuova o concedervi una pausa da una stressante vita quotidiana. Qualunque esse siano, le vostre motivazioni personali sono lecite ed importantissime. Cosa volete portare a casa alla fine dell’esperienza? Certo molti ricordi, ma se riuscite a raggiungere anche l’obiettivo che  vi siete prefissi è ancora meglio. Parlare spagnolo? Una raccolta di foto? Un curriculum migliore? Pensateci con attenzione e fate in modo che il volontariato vi porti là dove volete arrivare.

  1. Ho abbastanza soldi?

In pochissimi casi il volontariato all’estero è gratis; le organizzazioni senza scopo di lucro non hanno le risorse per pagarvi il viaggio. Diciamo che per certi versi la cosa si sta trasformando in un’industria, un po’ come le vacanze studio. A seconda della vostre possibilità economiche (nonché età) potete accedere a diverse opportunità:

Volontariato sovvenzionato- da 0 a 500 EUR per un mese: è un po’ difficile riuscire a trovare un’organizzazione o un’agenzia disposte a coprire i costi del viaggio e della permanenza all’estero. Le opportunità non sono molte e ovviamente c’è bisogno di passare un processo di selezione. Se avete meno di 30 anni, potete accedere al programma SVE della comunità europea, il quale copre tutti i costi: viaggio, vitto, alloggio, assicurazione, pocket money mensile, formazione linguistica, supporto e tutoring da parte dell’organizzazione di accoglienza. La maggior parte dei progetti, però, si trova all’interno della comunità europea.

Vedi SVE e SVE nel resto del mondo

Più lontano si può andare con il servizio civile; loro pagano un piccolo stipendio, quindi magari riuscite anche a risparmiare qualcosa. Occhio però che vi compromettete per 12 mesi. Alternativamente, si può dare un’occhiata al sito del Humanitarian Aid and Civil Protection che offre diverse opportunità senza limiti di età e con tutti i costi compresi per una durata dagli 1 ai 18 mesi, oppure alle opportunità con i Corpi Civili di Pace per gli under 28 nei territori in conflitto /rischio conflitto o rischio ambientale.

Vedi Servizio CivileServizio Civile Internazionale – Humanitarian Aid and Civil Protection e Corpi Civili di Pace

Esiste poi la possibilità di avvalersi di sovvenzioni private che si presentano un po’ come una borsa di studio: vi candidate seguendo le istruzioni del caso e se avete successo, riceverete una piccola somma da spendere durante il vostro periodo di volontariato. Attenzione però che, nella maggior parte dei casi, l’organizzazione o progetto dovrete trovarvelo voi e proporlo per ricevere la borsa. Alcuni esempi:

Go overseas-volunteer abroad: $500 Dovete presentare un piccolo saggio scritto in inglese e una bella foto

Livfund: $500 Dovete fare domande entro sei mesi prima della partenza. Se scelti, sarete poi tenuti a presentare tre blog in inglese

Volunteer Forever: $500 Simile ai precendenti

Trovatene molte di più semplicemente scrivendo “scholarships for volunteers” su Google. Alcune sono molto specifiche, ma altre finanziano qualsiasi tipo di esperienza. Occhio ai requisiti!

Volontariato gratis o a basso costo- da 500 a 1000 EUR per un mese: la dicitura volontariato gratis su internet non si riferisce ad un’esperienza di volontariato senza spese, bensì ad una per la quale non ci è richiesto pagare una quota all’organizzazione. Normalmente si può fare volontariato “gratis” contattando direttamente l’ONG o istituzione per la quale vogliamo lavorare, ma ovviamente l’organizzazione del viaggio e tutti i costi sono a carico del volontario e variano moltissimo a seconda della destinazione. Sempre meglio chiedere a qualcuno in loco per poter avere un’idea realistica del budget. Date un’occhiate a queste liste:

Idealist

Escape the City

Volunteer South America

Contatto diretto con l’ONG per cui ho lavorato in Perù: LAFF

E altri ancora…

Ci sono poi esperienze a basso costo, gestite da organizzazioni senza scopo di lucro che forniscono assistenza e spesso vitto e alloggio a prezzi modici. Si può considerare appartenente a questa categoria anche l’Help Stay, un contratto per il quale si ottiene alloggio gratis a cambio di lavoro. Questi progetti tendono ad essere meno selettivi dello SVE.

Vedi JointAIESECLunariaGlobalteerHelp Stay

E via dicendo…

Volontariato a pagamento- da 1000 a 3500 EUR per un mese. Per prezzi modici o stratosferici, queste imprese private vi organizzano tutta l’esperienza, includendo vitto, alloggio, escursioni e corsi di lingua. Viaggio e assicurazione sono spesso esclusi. La scelta di mete ed impieghi è vastissima, la flessibilità totale, tant’è che spesso non esiste nessun processo di selezione e nessun obbligo di permanenza minima. Un paio di esempi:

Go abroad (portale che presenta svariate agenzie)

Projects Abroad

  1. Sono la persona adatta?

Siete quel tipo di persona che può partire per almeno un paio di mesi alla volta di luoghi sconosciuti? Siete capaci di adattarvi ad una cultura diversa e di rispettarla? Siete pronti a dare il massimo e a lavorare con poche risorse? Probabilmente sì, ma vale la pena riflettere un attimo prima di partire.

Per prima cosa, come ve la cavate con le lingue? Non saper parlare la lingua del posto, in certi casi è una limitazione terribile. Un’amica americana in Perù si è iscritta a svariati progetti di assistenza infantile, ma non riusciva a godersela perché non parlava neanche due parole di spagnolo. Al di là della lingua locale (che se si trattasse del Swahili nessuno vi chiederebbe di saperlo), prima di partire vi conviene dare una spolveratina al vostro inglese. Ci sono molte probabilità che vi troviate ad interagire con persone provenienti da tutto il mondo (volontari, viaggiatori, etc.) e l’unico modo per riuscire a comunicare come si deve in un ambiente internazionale è l’inglese. Se le lingue non sono il vostro forte, partite almeno con una gran voglia di impararle e cercate di evitare il rischio che la vostra esperienza sia terribilmente deludente.

Portatevi dietro tanta voglia di fare. I compiti affidati ad un volontario possono essere pochi e noiosi, in certi casi, ma se avete voglia di fare e vi proponete nessuno vi dirà di no. Tenete a mente che la maggior parte delle organizzazioni senza scopo di lucro hanno meno personale di quello che dovrebbero e non gli dispiacerà ricevere una mano. Se i compiti a voi assegnati, invece, sono già abbastanza gravosi, lasciate perdere, ma almeno svolgeteli con entusiasmo, che alla fine vi siete presentati per questo (ricordate le motivazioni?). La sensazione che i volontari siano più una fonte di guadagno economico che un aiuto concreto è già abbastanza diffusa e sarebbe bello invertire la tendenza.

Per concludere, un buon volontario deve avere tempo: se avete solo due settimane, meglio lasciar perdere. Sarebbe assurdo definire qui un periodo di tempo minimo per fare il volontario, visto che dipende dall’organizzazione e dal tipo di progetto, ma per fare le cose per bene ci vuole tempo. Voi stessi vi renderete conto che al vostro arrivo ci metterete una o due settimane solo per abituarvi al nuovo ritmo. Nel mio caso, quando sono partita per un progetto di 6 mesi come coordinatrice di attività educative, non avrei mai pensato che ce ne sarebbero voluti 3 per cominciare a dare il meglio di me, tempo che mi è servito per cominciare a capire i ragazzi, l’organizzazione, la cultura.

Buon viaggio!

Photo credit: LAFF