Vi siete mai chiesti quale sia il passo più difficile nel lavoro socio-educativo con i giovani? La risposta è probabilmente quella che vi aspettavate: quando bisogna lasciarli andare e devono cominciare a farcela da soli. Non c’è programma o progetto che non debba affrontare quest’evento perché tutti smettiamo di essere giovani ad un certo punto. L’impatto che ciò ha nella vita di una persona varia a seconda del tipo di aiuto che viene dato e, in certi casi, il passo è così importante che ci vogliono anni di preparazione. O una strategia alternativa. Vorrei condividere con voi due fantastiche iniziative, diverse tra loro in tutto e per tutto, tranne una cosa: la volontà di fare in modo che i ragazzi non si sentano abbandonati  una volta terminato il loro percorso di crescita all’interno di un determinato progetto.

(In fondo, suggerimenti per esperienza di volontariato!)

Casa Mantay– Cusco, Perù

Ancora una volta torno in Perù dove ho lavorato fianco a fianco con un’organizzazione chiamata Casa Mantay, ovvero “Casa Madre”. Casa Mantay offre una casa e sostegno materiale, psicologico e legale a giovani donne diventate madri in tenera età e la cui incolumità è minacciata tra le mura domestiche. Infatti, molto spesso, la gravidanza è il risultato di violenza sessuale perpetrata da un membro della famiglia. Le ragazze fanno il loro ingresso a Casa Mantay durante l’adolescenza e, per legge,  ne escono una volta compiuti 18 anni. Questa data, quindi, segna un momento importantissimo nella vita delle ragazze che passano da una vita vissuta in comunità, sotto la supervisione di psicologi ed altro personale qualificato, alla più totale indipendenza, spesso senza il sostegno di quella famiglia che era già venuta meno in passato. In più, con la responsabilità di un bambino piccolo.

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Cosa fa Mantay per fare in modo che le ragazze siano pronte a lasciare la Casa una volta compiuti i 18 anni?

Fare la mamma– Il percorso verso l’indipendenza comincia non appena entrate nella casa. Al di là del sostegno psicologico e legale che ricevono, le ragazze cominciano subito ad imparare a prendersi cura del neonato: come cambiarlo, nutrirlo, curarlo, farlo giocare, educarlo. Lo imparano stando con il loro bambino, ma anche con quelli delle altre visto che la casa dispone di una nursery dove le mamme fanno i turni per prendersi cura di tutti i neonati, mentre le compagne si dedicano ad altre faccende o studiano.

Gestire una casa– Casa Mantay dispone di personale qualificato per ogni incombenza della casa (infermiere, servizio lavanderia, etc), ma la mamme sono tenute ad aiutare in ogni cosa e, col tempo, ad assumersi sempre più responsabilità. Dovranno quindi lavare i pannolini del bimbo, pulire le stanze e soprattutto cucinare per tutti (più o meno 50 persone a pranzo). Dovranno anche andare a fare la spesa usando il budget a disposizione.

Studiare– Fare la mamma e andare a scuola è complicato, ma grazie a corsi intensivi del fine settimana le ragazze riescono a completare gli studi. Inoltre, tra i 16 e i 18 anni, seguono anche corsi professionali per riuscire a trovare un lavoro una volta lasciata la casa. Tra i più gettonati, ci sono i corsi di cucina e pasticceria.

Dalla comunità all’indipendenza– Anche dal punto di vista psicologico, il cambio da una vita comunitaria ad una indipendente è molto forte. Casa Mantay favorisce la transizione grazie al metodo delle stanze: al loro arrivo, le ragazze condividono la stanza con altre 3-4 mamme ed i loro bambini. Con il passare del tempo passano ad una stanza doppia ed infine ad una singola, giacché così sarà la loro stanza una volta uscite dalla Casa.

Risparmi e lavoro– Durante gli ultimi mesi a Casa Mantay, le ragazze cominciano a lavorare. Di solito, si dedicano all’attività per la quale sono state preparate nei loro studi tecnico-professionali. La Casa stessa ha lanciato anni fa un’impresa sociale (Mantay) per la quale lavorano 7 mamme ormai maggiorenni e che ha fornito training a numerose ragazze prime dell’uscita da Casa Mantay.  Poco a poco, tutte mettono da parte un piccolo gruzzolo che le aiuterà nei primi mesi lontano dalla Casa, mentre cominciano già ad affrontare spese necessarie, quali un letto per dormire. Nessuna mamma lascia la casa senza un posto dove andare ed un modo per mantenersi.

Un legame con Mantay– Casa Mantay non recide certo i legami con le mamma ormai indipendenti. Anzi, fanno di tutto per rimanere in contatto con loro. L’assistenza legale e psicologica rimane a loro disposizione, così come il servizio di nursery del quale si possono avvalere pagando un prezzo simbolico. Il fatto che possano lasciare il bambino a Casa Mantay per qualche ora mentre loro vanno a lavorare è importantissimo per le giovani mamme. Infatti, molte finiscono per affittare una stanza proprio lì vicino.

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Instaurare una così efficacie strategia di transizione non è da poco. Basti pensare che ci sono moltissime altre strutture che non sono in grado di fornire le stesse condizioni e nelle quali si trovano spesso ragazzi più grandi che non sono ancora riusciti a diventare indipendenti. Mantay funziona e infatti la stragrande maggioranza delle ragazze sono prontissime ad uscire dalla Casa durante il diciottesimo anno di età. Il segreto? Hanno cominciato a prepararsi non appena entrate.

Le ragazze di Casa Mantay: link

È Buono– Genova, Italia

E da Cusco torniamo alla mia città, Genova, e non solo a Genova, ma proprio al mio quartiere, San Fruttuoso, dove l’impresa- franchising sociale È Buono ha appena lanciato un nuovo modello di inserimento nel mondo del lavoro per giovani che hanno vissuto un’esperienza “fuori famiglia”, ovvero in affido o comunità. Proprio a San Fruttuoso è stata aperta la prima gelateria del progetto, dove i ragazzi potranno lavorare ed apprendere un mestiere. Nel 2016, sono già stati assunti 5 ragazzi e se il progetto avrà successo ce ne saranno molti più. Infatti, l’idea è quella di avviare diversi franchising sociali nei primi mesi del 2017 ed aprire ulteriori punti vendita, come quello di Nervi.

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L’iniziativa è stata riconosciuta dal XII Premio Partnership sociali Imprese-Organizzazioni di Volontariato 2016, conferito da Celivo e Confindustria, giacché il progetto nasce dalla collaborazione tra non-profit e impresa. L’idea è stata lanciata dall’ Associazione Consulta Diocesana per le attività a favore dei minori e delle famiglie ONLUS, la quale opera da molti anni sul territorio genovese e ad oggi gestisce 15 case d’accoglienza per giovani. I collaboratori principali sono stati l’Associazione Ancoraggio e Agevolando Associazione No-Profit, due entità volute e formate da giovani in uscita da percorsi “fuori famiglia”. Dal mondo dell’impresa, invece, hanno dato una mano, tra gli altri, Costa Crociere, Amiu e Latte Tigullio.

È Buono, come dice il nome, si ispira all’ideale dell’alta qualità fornendo un prodotto realizzato con materie prime locali e biologiche, in parte acquistate da cooperative sociali che gestiscono terreni confiscati alle mafie, lavorato secondo la tradizione artigianale, per la promozione di un modello di comportamento solidale. Quanto al gusto, non ho avuto ancora l’opportunità di provarlo personalmente, ma i commenti online sono alquanto positivi (vedi link).

Come nel caso di Casa Mantay, il passo dalla vita in comunità alla vita adulta, indipendente, senza l’appoggio della famiglia, può essere un salto nel buio.  I ragazzi neo-maggiorenni, ancora giovanissimi, si trovano ad affrontare le sfide economiche, lavorative, relazionali ed abitative del mondo esterno. È per questo motivo che esistono associazioni come Agevolando e Ancoraggio, che forniscono una rete di appoggio umano e sociale ai giovani che hanno affrontato questi percorsi di vita. Concretamente, tutto ciò si traduce in opportunità lavorative presso entità inclusive, corsi di formazione, sostegno a livello legale-burocratico, accesso ad agevolazioni ed appoggio umano. Iniziative come È Buono permettono di fare tutto questo senza il bisogno di appoggiarsi ad enti terzi. È Buono è un trampolino di lancio nel mondo del lavoro, un training, un’esperienza, un’opportunità lavorativa. È uno strumento per dare più visibilità ad una sfida di cui molti non conoscono neppure l’esistenza. È una fonte di guadagno per una causa sociale che, come tutte, ha bisogno di fondi.

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Qual è quindi il segreto di È buono?

Sostenibile– il progetto è un’impresa sociale a carattere di franchising, avviata con investimenti importanti provenienti da diversi sponsor. Il prodotto è elaborato seguendo i più alti standard di qualità e presenta un’alta redditività. Insomma, questo progetto è in grado di mantenersi da solo e di continuare ad esistere indipendentemente dall’aiuto esterno.

Accessibile– Dal processo di lavorazione del gelato alla gestione di un’impresa, i ragazzi possono intraprendere questo percorso di apprendimento svolgendo l’attività che più si adatta ai loro gusti e capacità: fasi di lavorazione molto semplici, quelle complesse, attenzione al cliente, marketing e gestione di un’impresa.

Partecipativo– il progetto riunisce l’esperienza della associazioni coinvolte, formate da ragazzi che hanno vissuto un percorso di crescita “fuori famiglia”, e l’esperienza imprenditoriale di entità quali Costa Crociere, che ha prestato le conoscenze dei propri dipendenti per plasmare la strategia di crescita imprenditoriale di È Buono.

Eccellenza– le parole “sociale” e “giovani” possono mettere alcuni sulla cattiva strada. Nonostante l’obiettivo sia sì di carattere sociale, non si tratta di prodotti stile vendita di torte per la raccolta fondi. Gli ingredienti e la preparazione puntano all’eccellenza, come prova la presenza di un consulente quale la Gelato University Carpigiani Bologna.

Preparazione al mondo del lavoro– Per un ragazzo di 18 anni uscito da un circuito di protezione e tutela, l’inserimento diretto nel mondo del lavoro può non andare così bene come si vorrebbe. È Buono fornisce l’opportunità di muovere i primi passi con l’assistenza di un tutor e accompagnatore che non solo insegna a fare il gelato, ma anche lezioni di vita fondamentali sia dentro che fuori il mondo del lavoro.

Ingressi e indipendenza– Grazie al lavoro nella gelateria, i ragazzi cominciano a guadagnare e risparmiare per far fronte a tutte le spese che devono affrontare una volta terminato l’appoggio economico a loro fornito in precedenza.

Sia Casa Mantay che le comunità della Consulta Diocesana cercano volontari! Fate circolare!

  • Esperienza di volontariato a Casa Mantay- link
  • Servizio Civile nelle case della Consulta Diocesana- link

Foto: Google e LAFF

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2 pensieri su “Una nuova vita- percorsi di transizione per ragazzi in comunità

  1. Grazie di questo articolo, scritto bene e interessante. Vorrei aggiungere una sola cosa: aprire nel quartiere di San Fruttuoso a Genova, è stata una scelta per abitare le periferie. Abitarle nel senso di renderle belle e a misura di relazione tra chi le vive. Diminuire il senso di dormitorio e rendere il paesaggio coraggioso attraverso l’incontro delle persone. Per questo abbiamo bisogno che il nostro negozio sia visto, frequentato e sostenuto, anche attraverso chi, come te, scrive questi articoli.
    Grazie dunque, e vieni ad assaggiare il gelato, non appena riapriremo a Marzo… Oppure passa da Bologna, perché apriremo anche lì in primavera…
    Fabio Gerosa

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    1. Grazie per la precisazione Fabio! Come sanfruttuosina non posso far altro che apprezzare e sostenere qualsiasi iniziativa dedicata a migliorare il quartiere. Non vedo l’ora di provare il gelato in occasione della riapertura!! E spero che molti altri lo facciano! In bocca al lupo per tutto!

      Mi piace

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