Sempre più persone, giovani all’inizio della loro carriera o meno giovani che desiderano un cambio, si pongono domande molto simili a questa. Se anche l’avete fatto, saprete già che non esiste una risposta univoca. La cooperazione internazionale è un settore vastissimo che ha bisogno di figure professionali molto diverse tra loro per funzionare. Ci sono però delle tendenze generali, analizzate da agenzie autorevoli come Devex,  che possono aiutarci ad avere un quadro della situazione e prendere una decisione riguardo alla nostra formazione. Consiglio però di fare prima un paio di reflessioni, presentate in Premessa n^ 1 e 2.

Premessa n^1

Se vi è capitato di porre la domanda ad un amico o conoscente che lavora nel settore della cooperazione, sicuramente vi sarete sentiti dire che l’esperienza conta più di una laurea. Esperienze di volontariato, all’estero o nel proprio paese, stage con organizzazioni che vi appassionano, esperienze di vita nell’area del mondo dove vi piacerebbe lavorare: tutte queste sono strategie infallibili per migliorare il vostro CV e renderlo più competitivo. Nonostante questo, però, l’esperienza non è tutto. Se date un’occhiata ad articoli e blog pubblicati da -o su- importanti ONG internazionali ed i loro sistemi di recruitment, noterete che, soprattutto per quanto riguarda gli entry level, la laurea che avete gioca un ruolo importante nel loro processo di selezione. Indica infatti il vostro livello di comprensione e passione per il settore, laddove l’esperienza che avete non è ancora abbastanza significativa per essere di per sé una garanzia delle vostre capacità e della vostra, diciamo, cultura settoriale.

Analizzando anche la mia esperienza personale, posso confermare che sia le mie esperienze di volontariato e stage (tanto locali come internazionali, e le transferable skills che ne derivano) che il mio master in un campo, come si suol dire, “rilevante” hanno giocato un ruolo importate nella mia carriera fino ad ora. Spero che questi elementi vi facciano riflettere sui vostri percorsi. Non lasciate fuori dal curriculum elementi importanti quali 1 mese di volontariato estivo in un campo, anche in giovane età, o 3 mesi vissuti in un altro paese, ma al tempo stesso non trascurate l’idea di farvi un master perché le vostre chance per trovare lavoro nella cooperazione aumenteranno sicuramente.

Premessa n^2

Quest’ultima riflessione mi porta alla seguente. Cosa sono i Master “rilevanti” alla cooperazione internazionale? Solitamente, uno si riferisce a tutti quei corsi impartiti su sviluppo internazionale, relazioni internazionali, global affairs, risoluzione di conflitti, emergenze umanitarie, global youth development, global human development, etc. Studiate uno di questi, ed avrete, o dovreste avere, una visione globale in relazione a temi macroeconomici, sociali ed equilibrio di forze politiche. In più, dovreste poter sviluppare abilità tecniche a seconda dell’approccio specifico del corso. Attenzione, che più il corso è generale, meno saranno le abilità tecniche apprese. Ho spesso confrontato il mio MA in Relazioni Internazionali (che comunque mi ha portato ad ottenere un lavoro nella cooperazione internazionale) con MA in Sviluppo Internazionale o Global Youth Development e simili, e mi sono resa conto di quanta più teoria io abbia studiato, a scapito di corsi più tecnici di altri master, come ad esempio come scrivere un proposal, o come pianificare tutto in progetto, secondo la logica del project cycle.

Molto sottovalutati, a svantaggio di queste lauree “rilevanti”, sono le laure settoriali e specifiche: ingegneria, medicina, risorse umane, contabilità, data analysis, programmazione e tantissimi altri, che sono fondamentali nella cooperazione internazionale così come in altri settori. Per esempio, al momento di installare vari pannelli solari per favorire lo sviluppo e la sostenibilità di dormitori e case di accoglienza, io ed i miei compagni delle scienze sociali abbiamo dovuto ammettere i nostri limiti e rivolgerci ad un ingegnere specializzato in energie rinnovabili per la supervisione dei lavori. La stessa cosa succede con i conti dell’organizzazione, che preferibilmente sono fatti da un contabile, e via dicendo.

Ed indovinate un po’? La top 3 delle figure professionali più richieste nel settore, secondo Devex (2016), è questa:

  1. M&E (Monitoring & Evaluation)
  2. Medicina e salute
  3. Energia, ambiente, risorse

Le lauree “rilevanti” non vi preparano esaustivamente per questo. Troviamo project management solo al 4^ posto, seguito da esperti in diritti umani internazionali e governance al 5^. Un dato che fa riflettere.

I corsi universitari più richiesti nel settore della cooperazione

Finite le premesse, veniamo al dunque, quali sono le lauree più richieste nel settore dello sviluppo internazionale? Non sono la persona giusta per inventare una top 5 di questo genere, quindi vi presento i risultati dell’analisi di Devex del 2016. Considerate le premesse e non prendeteli per dei comandamenti da seguire.

  1. Master in sviluppo internazionale
  2. Master in business administration (MBA)*
  3. Lauree in economia, econometria e statistica
  4. Master in sanità pubblica
  5. Lauree in agronomia, nutrizione e scienze alimentari

Sopresi? Indifferenti? Sconvolti? Ricordate le premesse: la laurea non è tutto! Anche se aiuta.

*Interessante il posizionamento dell’MBA! Potrebbe avere a che fare con Ecco perché le ONG diventano imprese sociali?

Per concludere, una riflessione. Quando mi dedico all’analisi dei percorsi professionali di coloro che intraprendono una carriera nello sviluppo internazionale, sempre mi chiedo: ma non è ingiusto richiedere 1-2 anni di esperienza (minimo) sul campo come volontari o stagisti? Ricordate che questi sono ruoli generalmente non retribuiti! E in più il master (caro)! Non vi sembra che ci sia un velo di discriminazione nel processo di selezione per un settore che lotta contro le discriminazioni? Qualcuno ha avuto la stessa sensazione? O è giustificabile vista la necessità di selezionare solo le persone meglio preparate? Magari questo è argomento per un prossimo post.

L’analisi di Devex la puoi trovare qui.

2 pensieri su “Cosa devo studiare per lavorare nel campo della cooperazione internazionale?

  1. Carissima,
    post interessante, che di certo risponde alle domande di tante e tanti. Mi sarebbe stato utile 15 anni fa 🙂
    Con la tua riflessione sfondi una porta aperta: ho sempre pensato la stessa cosa. Non so se te lo avevo giò scritto in un altro commento, ma ricordo anni fa una selezione a Roma per 7 posti da volontari per Unicef. Eravamo in 400 a fare domanda e ti venivano offerti solo il volo e l’assicurazione. Per l’intera durata del progetto (non ricordo se si trattava di 6 mesi o un anno) il volontario avrebbe dovuto provvedere da solo a vitto e alloggio. Ricordo che nel questionario prima del colloquio c’era proprio una domanda a riguardo: “Cosa pensi del fatto che si uno stage non pagato?”. Mia risposta: che si impedisce a molte persone magari adatte e capaci più di altre di partecipare e vivere questa esperienza.

    E’ quello che penso tuttora al riguardo. E mi pare un’enorme controsenso.

    Un abbraccio!

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    1. Ciao Mari,

      è terribile che mi sia sfuggito questo commento, mi dispiace tanto! Erano settimane che ci stavo già mollando con il blog per motivi personali e di lavoro, ma ora sono tornata e non vedo l’ora di cominciare a scrivere di nuovo!

      Mi fa molto piacere leggere il tuo commento e sapere che non sono l’unica a pensare che questa storia degli stage non pagati sia un po’ discriminatoria. Se sei giovane, è abbastanza scontato che tu non possa contare sui tuoi risparmi, ma piuttosto sui contributi della famiglia! Ma ovviamente non tutti hanno alle spalle una famiglia che abbia la disponibilità economica per aiutare.

      Il tuo esempio dell’Unicef è molto attuale. Un’amica ha fatto lo stage con UNHCR l’anno scorso (un’altra agenzia delle UN come Unicef) e credo che non le abbiano pagato nemmeno il viaggio. È un peccato!

      Spero che in qualche modo ti arrivi la mia risposta! Un abbraccio

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